Sincronicità ed Entanglement Quantistico

Sincronicità ed Entanglement Quantistico

La violazione delle disuguaglianze di Bell da parte della meccanica quantistica è legata al fatto che lo stato quantistico non ha una realtà univoca se non al momento della misura. Prima dell’osservazione i sistemi quantistici esistono in una sovrapposizione coerente di stati quantistici, la cui manifestazione contemporanea è inconciliabile con l’ipotesi di realismo locale. Attraverso il fenomeno dell’Entanglement Quantistico, le coppie EPR di fotoni (o elettroni) esistono in un unico stato quantistico, il quale però non è determinato se non al momento della misura. Nel momento in cui si effettua una misura sullo stato di una delle particelle si provoca il collasso della stato collettivo, così che l’altra istantaneamente si allinea nello stato corrispondente.
Classicamente siamo abituati a visualizzare due particelle correlate e distanti come separate; ma allora dobbiamo ammettere che esista un “misterioso principio istantaneo di comunicazione” tra le due, non veicolato da alcun segnale o scambio di informazione di tipo causale, in modo tale che quando una delle due si manifesta in uno stato definito, l’altra istantaneamente si allinea indipendentemente dalla distanza tra le due.
Possiamo chiamare questo misterioso nesso a-casuale il “principio di sincronicità”, termine coniato da grande psicologo Carl Gustav Jung, che nel 1952 ha dedicato un intero libro ai nessi a-casuali da lui osservati in ambito della percezione soggettiva in psicologia. Scrive Jung [1]“Il problema della sincronicità mi tiene occupato ormai da parecchio tempo. Ho cominciato a dedicarmici seriamente intorno al 1925 circa, quando durante le mie ricerche sui fenomeni dell’inconscio collettivo continuavo ad urtare con nessi che non potevo più spiegare come raggruppamenti casuali o come effetti di accumulazione. Si trattava infatti di coincidenze legate tra loro quanto al significato in modo che il loro coincidere casuale comporta una probabilità che andrebbe espressa mediante una grandezza incommensurabilmente piccola.”
Per spiegare la psicologia dei processi inconsci, Jung ha dunque introdotto un altro principio da affiancare alla causalità. Esistono fenomeni paralleli che non possono essere legati in modo causale gli uni agli altri; questa connessione tra gli eventi sembra, essenzialmente, essere data dalla loro relativa simultaneità con processi psicologici inconsci, da cui il termine “sincronicità”. Scrive Jung nel suo libro sulla sincronicità: “ A differenza della causalità, la sincronicità si dimostra un fenomeno connesso principalmente con processi che si svolgono nell’inconscio. Alla psiche inconscia spazio e tempo si dimostrano relativi, ossia la conoscenza si trova su un continuum spaziotemporale in cui lo spazio non è più spazio e il tempo non è più tempo. Se quindi l’inconscio sviluppa e mantiene un certo potenziale alla coscienza nasce la possibilità di percepire e conoscere eventi paralleli.”
E’ notevole il parallelismo di questa descrizione di un certo tipo di percezione della realtà descritto da Gustav Jung, e la realtà descritta dalla Fisica Quantistica, in particolar modo dal fenomeno dell’entanglement, in cui ogni distanza spaziotemporale tra eventi perde il significato a cui siamo abituati. La separazione degli oggetti e degli eventi con cui siamo abituati a descrivere la nostra esperienza quotidiana, non si ritrova nel mondo quantistico, e Jung riscontra una simile modalità di percezione della realtà nei fenomeni inconsci che affiorano alla consapevolezza cosciente.

In modo ancora più esplicito, nella sua prefazione alla traduzione inglese dell’ I-Ching, il libro dei mutamenti, Jung commenta l’efficacia dei metodi di divinazione orientale in ambito psicologico: per lui l’I-Ching si basa sul principio di sincronicità, il quale collega, nella tradizione orientale, tutti gli eventi cosmici che accadono in un determinato istante, includendo la percezione soggettiva degli esseri umani, in un unico fenomeno universale la cui unica connessione è la sincronicità temporale.
E’ il “tempo” che pervade e determina la forma manifesta dell’universo, e la forma cambia perché il tempo cambia.
Scrive Jung [2]: “mentre la mentalità occidentale accuratamente separa, pesa, sceglie, classifica, isola, ecc., l’immagine cinese del momento contiene ogni particolare fino al più minuto, assurdo dettaglio, perché l’istante osservato è il totale di tutti gli ingredienti. Accade così che quando si gettino le monete o si contino i 49 steli di millefoglie, questi dettagli casuali entrano nel quadro dell’istante d’osservazione formandone una parte, insignificante per noi, eppure colma di significato per la mentalità cinese…in altre parole: chiunque sia stato l’inventore dell’I-Ching era convinto che l’esagramma costruito in un dato momento coincideva con questo anche nella qualità e non soltanto nella coincidenza temporale. Per lui l’esagramma era l’esponente del momento in cui lo si otteneva (più ancora della misura del tempo) in quanto lo si comprendeva come un indicatore della situazione essenziale prevalente al momento della sua origine.
Questa assunzione implica un certo strano principio che io ho chiamato sincronicità, concetto che formula un punto di vista diametralmente opposto alla causalità. Quest’ultimo è una verità meramente statistica e non assoluta di come gli eventi evolvono l’uno nell’altro, mentre la sincronicità considera le coincidenze degli eventi in spazio e tempo come significatore di qualche cosa di più del mero caso. La mentalità cinese antica contempla l’universo in una maniera paragonabile a quello del fisico moderno…l’evento microfisico (in Fisica Quantistica) include l’osservatore proprio altrettanto quanto la realtà che forma il sostrato dell’I-Ching comprende le condizioni soggettive (psichiche) nella totalità della situazione momentanea.
La causalità spiega la sequenza degli eventi, la sincronicità spiega la loro coincidenza”.
Questa è una visione molto vicina alla visione del mondo che la Fisica Quantistica ci obbliga ad accettare con l’evidenza della violazione del principio di realismo locale nel fenomeno dell’Entanglement Quantistico.
La situazione globale determinata dal tempo è presunta essere un’immagine leggibile e comprensibile attraverso i 64 esagrammi dell’I-Ching, e le possibili combinazioni di mutamenti. Queste interpretazioni sono equivalenti a spiegazioni causali. Una verifica statistica della connessione causale è dunque in linea di principio possibile, e può essere assoggettata all’esperimento. Tuttavia sotto condizioni ordinarie ogni situazione psicologica è unica, per cui è molto difficile dare evidenza scientifica della sincronicità in esperimenti di natura psicologica, dove la natura soggettiva dell’interpretazione delle coincidenze è determinante. Gustav Jung pertanto invita a considerare la realtà della sincronicità in psicologia riportando alcuni esempi dei casi da lui studiati, ed indirizzando il lettore ad esperimenti attraverso il libro dell’I-Ching, l’oracolo dell’antica Cina.
Devo dire che io ho accolto l’invito di Jung e dall’inizio degli anni 90 sto facendo esperimenti, e trovo le coincidenze tra il lancio delle monetine e la relativa risposta oracolare alquanto significative al fine di un chiarimento della situazione psicologica che sto vivendo al momento della domanda all’oracolo. L’oracolo mi ha sicuramente aiutato a comprendere meglio me stesso e i processi psicologici inconsci: trovo il concetto della sincronicità in psicologia, come indicato da Jung, una realtà che ho avuto modo di verificare personalmente.
Con una modalità simile al metodo scientifico usato in Fisica, nel suo libro sulla sincronicità già citato, Jung descrive e riporta il risultato di esperimenti condotti da J.B. Rhine riguardo alla percezione extra sensoriale di alcuni soggetti. Questo sono condotti in diverse forme, attraverso l’analisi statistica del lancio di dadi, o con le carte, e altri “Esperimenti Psicocinetici”. Rimando gli interessati alla descrizione dettagliata degli esperimenti alle fonti originali riportate nel libro di Jung. La metodologia usata è comunque simile a quella usata in esperimenti di Fisica, basati sull’analisi statistica dei dati e delle coincidenze tra misure diverse (tipo gli esperimenti di Telesporto Quantistico), e confermano in un modo scientificamente adeguato l’esistenza di nessi a-casuali tra eventi nella nostra vita quotidiana.
La percezione extrasensoriale è dunque un fenomeno reale, che usa in modo attivo le energie psicologiche dei soggetti, e non può essere ricondotto ad un fenomeno di causa effetto: si tratta di coincidenze inspiegabili attraverso i nostri concetti classici di spazio e tempo. La spiegazione va quindi ricercata in una critica del nostro concetto di spazio e di tempo e di distanze spazio-temporali, in una specie di contemporaneità tra eventi che non possono essere collegati attraverso una relazione casuale. Sebbene la Fisica Quantistica non possa dare al momento una spiegazione dei fenomeni legati alla coscienza, tuttavia può indicare la via da seguire, ed apre la mente all’accettazione di fenomeni che potrebbero essere definiti magici per la cultura ortodossa occidentale, ma che sono invece comunemente accettati in altri tipi di culture. Ancora una volta la Fisica Quantistica conduce a conseguenze che vanno ben oltre i principi metodologici che sono alla base del suo sviluppo storico.



Note

[1] Carl Gustav Jung, “La Sincronicità” Bollati Boringhieri, pagina 34.

[2] Prefazione alla traduzione inglese dell’I King, il Libro dei Mutamenti, dall’originale in lingua tedesca di Richard Wilhelm ( traduzione in italiano pubblicata da Astrolabio, Roma) pagina 13.

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